La formazione dei Bruskers è costituita dai modenesi Matteo Minozzi ed Eugenio Polacchini. La singolarità di questo duo chitarristico sta nell’audace accostamento dei due mondi musicali propri della formazione dei due chitarristi: di stampo classico per Polacchini, moderna per Minozzi. Da questo contatto, a volte più timido altre al limite della spregiudicatezza, emerge uno stile intrigante e coinvolgente frutto di un insieme di idee, sonorità, fraseggi e ritmiche estremamente eterogenee ma legate da una visione comune che elimina i contrasti ed esalta la creatività.
I Bruskers compiono i primi passi nel 2003. Inizialmente, affascinati dal mondo degli artisti di strada ...
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 La formazione dei Bruskers è costituita dai modenesi Matteo Minozzi ed Eugenio Polacchini. La singolarità di questo duo chitarristico sta nell’audace accostamento dei due mondi musicali propri della formazione dei due chitarristi: di stampo classico per Polacchini, moderna per Minozzi. Da questo contatto, a volte più timido altre al limite della spregiudicatezza, emerge uno stile intrigante e coinvolgente frutto di un insieme di idee, sonorità, fraseggi e ritmiche estremamente eterogenee ma legate da una visione comune che elimina i contrasti ed esalta la creatività.
I Bruskers compiono i primi passi nel 2003. Inizialmente, affascinati dal mondo degli artisti di strada partecipano a numerosi festival in diverse città italiane (Ferrara Buskers Festival, Chietinstrada) ed estere (tra cui Monaco di Baviera e Salisburgo). In seguito, il desiderio di atmosfere intimistiche li porta a ricercare un pubblico più adatto ad un ascolto attento ed esigente in locali, teatri, eventi privati, mostre d’arte. Tra le esperienze dei Bruskers rientrano anche interessanti e spiritose collaborazioni con network locali. Partecipano ai festival chitarristici internazionali "Arte a 6 Corde", "San Benedetto Po Guitar Festival" e "Acoustic Franciacorta".
Nel Luglio 2009 i Bruskers presentano il loro nuovo lavoro intitolato Guitar Sketch, uno schizzo musicale che parte da famosi standard jazz e si disegna con stili, ironia, ritmo, tra melodia e virtuosismo, a due chitarre. Queste originali e inconfondibili reinterpretazioni, libere da qualsiasi vincolo formale, generano nuove idee musicali definibili semplicemente come “non convenzionali”. Il disco viene ristampato nel 2010 per l’etichetta discografica specializzata “Fingerpicking.net”.
I Bruskers hanno suonato in Italia, Francia, Germania, Austria, Belgio, Ungheria e Portogallo, in duo o come solisti della Lybra Guitar Orchestra, l’orchestra di sole chitarre di cui fanno parte, diretta da Mauro Bruschi.
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Since 2003 the Bruskers are Matteo Minozzi and Eugenio Polacchini.
The main feature of this guitar ensemble is the synthesis of the two different musical worlds and ways of understanding the guitar which reflect the musical education of the two musicians. Polacchini, who graduated in Classical guitar at the Conservatorio “Tonelli” in Carpi, epitomizes the typical “classical music player”, always capable of reaching the perfect execution, Minozzi instead studied under the direction of different guitar players and shows the artistic flair and the unconventionality of contemporary and jazz music...
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 Since 2003 the Bruskers are Matteo Minozzi and Eugenio Polacchini.
The main feature of this guitar ensemble is the synthesis of the two different musical worlds and ways of understanding the guitar which reflect the musical education of the two musicians. Polacchini, who graduated in Classical guitar at the Conservatorio “Tonelli” in Carpi, epitomizes the typical “classical music player”, always capable of reaching the perfect execution, Minozzi instead studied under the direction of different guitar players and shows the artistic flair and the unconventionality of contemporary and jazz music. The two musicians share and combine their personalities in this experience and the result is an extremely various and eccentric mixture of ideas, sounds, and rhythms, whose contrasts are set apart by the common savoir-faire in favour of a inspired and original end product.
At the beginning busking was the main interest of the duo. They have performed at several street festivals in Italy as well as abroad. In the last few years they have been looking for more intimate atmospheres: they have privileged art exhibitions, theatre shows, private events. They’ve also had fun in joining some local radio station events. Minozzi and Polacchini are both teachers of the Music School of the “Fondazione C.G. Andreoli”, and solo guitar players in the Lybra Guitar Orchestra. The Bruskers have performed in Italy, France, Germany, Austria, Belgium, Hungary, and Portugal. They recorded their first cd in 2006, Blue Bruskers, a live collection of jazz and bossanova standards. They attend also some international guitar festival as "Arte a 6 Corde", "San Benedetto Po Guitar Festival" and "Acoustic Franciacorta".
In July 2009 the Bruskers presented their brand new work: a CD named Guitar Sketch, a musical sketch which takes famous jazz standards as its starting point and leads them to an unconventional and daring mixture of original rhythms, creative ideas and ingenious virtuosity. In 2010 the Italian label “Fingerpicking.net” has reprinted "Guitar Sketch".
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Mario Giovannini - Chitarre n° 289 (Marzo 2010)
Matteo Minozzi ed Eugenio Polacchini sono due ottimi musicisti di estrazione e formazione completamente differente – moderna il primo, classica il secondo – che nel 2003 hanno dato vita ai Bruskers. Come il nome stesso evoca, affascinati dalla vita dei musicisti di strada, hanno preso parte a moltissimi festival del genere, facendosi le ossa in giro per tutta l’Europa. Guitar Sketch, che è il loro primo lavoro in studio...
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Matteo Minozzi ed Eugenio Polacchini sono due ottimi musicisti di estrazione e formazione completamente differente – moderna il primo, classica il secondo – che nel 2003 hanno dato vita ai Bruskers. Come il nome stesso evoca, affascinati dalla vita dei musicisti di strada, hanno preso parte a moltissimi festival del genere, facendosi le ossa in giro per tutta l’Europa. Guitar Sketch, che è il loro primo lavoro in studio, raccoglie e condensa le belle esperienze di questi anni.
Proprio nella diversità degli artisti sta il punto di forza di questo disco, che trae grande giovamento dalla tensione creativa che si viene a creare. Interamente basato su brani standard non è, e soprattutto non vuole essere, un disco di jazz in senso canonico; piuttosto vuole offrire spunti e punti di vista diversi sull’interpretazione di pezzi molto noti. Anche la scelta di utilizzare solo chitarre con le corde in nylon contribuisce a creare atmosfere particolari, grazie soprattutto all’intreccio con sonorità decisamente moderne e percussive.
Il livello tecnico dei due è davvero notevole e si sente tutto il “mestiere” acquisito su quello che è forse il palco più impegnativo: la strada. Il disco è coinvolgente, le idee sono buone e non manca un buon groove. Forse i suoni delle chitarre sono un po’ troppo simili, ma è davvero un sofismo per malati di sei corde.
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Matteo Roccia - AXE magazine n° 152 (Aprile 2010)
A volte le cose migliori nascono dall’incontro dei famosi opposti che si attraggono. In questo caso gli “opposti” sono i chitarristi acustici Matteo Minozzi ed Eugenio Polacchini, due strumentisti provenienti da ambiti musicali differenti che in Guitar Sketch hanno deciso di confrontarsi con numerosi standard moderni...
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A volte le cose migliori nascono dall’incontro dei famosi opposti che si attraggono. In questo caso gli “opposti” sono i chitarristi acustici Matteo Minozzi ed Eugenio Polacchini, due strumentisti provenienti da ambiti musicali differenti che in Guitar Sketch hanno deciso di confrontarsi con numerosi standard moderni.
L’interazione tra l’impostazione classica di Minozzi e quella jazzistica di Polacchini porta a risultati davvero interessanti. Ciò che risalta ascoltando il disco, è la qualità e l’imprevedibilità degli arrangiamenti, originali e dinamici soprattutto sotto l’aspetto ritmico. Il bel solo jazzy di Blue Bossa trova il suo crescendo grazie alle cadenzate percussioni di Minozzi, che insieme a Polacchini si lancia nella traccia successiva in una percussiva versione del Classico di Luiz Bonfa Black Orpheus.
Splendide e indovinate le reinterpretazioni delle “ostiche” I remember Clifford (Benny Golson) e dell’intramontabile Take Five. Un bell’album.
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Reno Brandoni - Fingerpicking.net
Questo sito è dedicato ai chitarristi acustici e si pone l’obiettivo di coinvolgere sempre più appassionati e musicisti per creare una comunità internazionale con una comune passione: la chitarra acustica. E’ naturale quindi vedere CD, demo, mp3, video che arrivano alla redazione aggiungendo al nostro lavoro nuove amicizie e nuove competenze...
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 Questo sito è dedicato ai chitarristi acustici e si pone l’obiettivo di coinvolgere sempre più appassionati e musicisti per creare una comunità internazionale con una comune passione: la chitarra acustica. E’ naturale quindi vedere CD, demo, mp3, video che arrivano alla redazione aggiungendo al nostro lavoro nuove amicizie e nuove competenze.
Tra le varie cose ricevute vorrei parlarvi di un duo chiamato “Bruskers” (www.bruskers.com) formato da Eugenio Polacchini e Matteo Minozzi. Il CD intitolato Guitar Sketch è un lavoro molto interessante pieno di “unconventional new snob jazz ideas”. Non conosco personalmente i due chitarristi ma sicuramente cercherò di colmare questa mancanza al più presto. Fluidità e tocco rendono l’ascolto del CD piacevole e mai distratto, la scelta dei vari brani da arrangiare evidenzia una particolare competenza. Gillespie, Bonfa, Petrucciani, Brubeck sono solo alcuni degli autori su cui i due si sono sbizzarriti incrociando le loro chitarre, anche se la mia preferita è Blue Bossa di Dorham. Nota di merito anche per l’unico originale di Polacchini, Not Tomorrow. Speriamo di sentire a breve sempre di più, bella musica acustica e speriamo di incontrare i Bruskers in qualcuna delle manifestazioni chitarristiche italiane.
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This site is dedicated to acoustic guitarists and it’s main objective is to involve fans and music-lovers in growing numbers to create an international community with a common passion: the acoustic guitar. It’s therefore no surprise to see CDs, demos, MP3s and videos arrive on our desks adding new friends and skills to our work...
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 This site is dedicated to acoustic guitarists and it’s main objective is to involve fans and music-lovers in growing numbers to create an international community with a common passion: the acoustic guitar. It’s therefore no surprise to see CDs, demos, MP3s and videos arrive on our desks adding new friends and skills to our work.
From the range of things we have received, I would like to talk to you about a duo called “Bruskers”. Its members are Eugenio Polacchini and Matteo Minozzi.
The CD entitled “Guitar Sketch” is a very interesting piece of work full of “unconventional new snob jazz ideas”. I don’t know the two guitarists personally but I will certainly try to put this right as soon as possible. Fluidity and touch make the Cd a pleasure to listen to and a complete attention-gripper. The choice of the musical arrangements in the different tracks shows definite skill. Gillespie, Bonfa, Petrucciani and Brubeck are only some of the authors who the duo have allowed themselves to cross guitars with. Even though my favourite is “Blue Boss” by Dorham, I must also praise the only original Polacchini, “Not Tomorrow”. Hoping to hear a lot more beautiful acoustic music and looking forward to meeting the Bruskers in one of the Italian Guitar Festivals soon!
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Stephen Bocioaca - JazzWorldQuest.com
On Guitar Sketch virtuoso Italian guitarists Matteo Minozzi and Eugenio Polacchini give a personal expression to a set of ten well-known jazz standards. The album features also a beautiful piece composed by E. Polacchini. It is a surprisingly fresh and energetic guitar dialogue, sometimes punctuated with humour, blending classical and "sketchy" jazz...
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On Guitar Sketch virtuoso Italian guitarists Matteo Minozzi and Eugenio Polacchini give a personal expression to a set of ten well-known jazz standards. The album features also a beautiful piece composed by E. Polacchini. It is a surprisingly fresh and energetic guitar dialogue, sometimes punctuated with humour, blending classical and "sketchy" jazz. The beauty of the album as a whole relies undeniably on the clever interplay between the two musicians. Their musical personalities intersect, complete and compliment each other, spontaneously filling the right space, telepathically finding the right tone at the speed of sound. There is no cliché here, their swing is rather impressionistic and warm with an inventive twist to each song that often takes the listener by surprise. - [Jazz World Quest]
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Mark S. Tucker - FAME
A really well integrated guitar duo can often outdo quartets such as, oh, the L.A. Guitar Quartet, whose arrangements frequently are lackluster or leave the players stepping on each other's feet…er, frets. The Bruskers are just such a superior twosome. Eugenio Polacchini and Matteo Minozzi present, in their own satirical words, "unconventional new snob jazz ideas" that are anything but snobby, instead bright and energetic, playful and intelligent, as well as, yes, unconventional (in the sense of extending interplay, trade-offs, deviations) and lightly fusionized—in other words, everything you'd hoped to hear when laying hands on the LAGQ, whose fidelity to the moribundities of the classical realm tend to smother...
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 A really well integrated guitar duo can often outdo quartets such as, oh, the L.A. Guitar Quartet, whose arrangements frequently are lackluster or leave the players stepping on each other's feet…er, frets. The Bruskers are just such a superior twosome. Eugenio Polacchini and Matteo Minozzi present, in their own satirical words, "unconventional new snob jazz ideas" that are anything but snobby, instead bright and energetic, playful and intelligent, as well as, yes, unconventional (in the sense of extending interplay, trade-offs, deviations) and lightly fusionized—in other words, everything you'd hoped to hear when laying hands on the LAGQ, whose fidelity to the moribundities of the classical realm tend to smother.
The Bruskers canon is a book of jazz standards and not-so-standards, plus a cut written by Polacchini. Latinate rhythms predominate as the seasoning of choice, thus we hear Bonfa's immortal Black Orpheus and Velazquez's Besame Mucho while bouncing over to the style Al Di Meola took when forsaking his Return to Forever days—travel, in other words, to world musics, though there's quite a same degree of the ingenuity shown in Guitar Sketch that was demonstrated in the work Al did with McLaughlin and DeLucia as well. Every so often, Kessell and Herb Ellis pop up, as in Little Piece in C for U, but I suspect Polacchini & Minozzi are rounded in their listening diets, as I hear Coryell, Byrd, Catherine, Hall, and others, even hot jazz (All of Me).
The recording of Guitar Sketch is absolutely crystalline, every single note pure and undistorted, shining and effervescent, and the two gents' approach is damn near that of jam bands but with a finessy knowingness most such ensembles are thoroughly incapable of, hence my reference to light fusion (which, frankly, is here more than light but not of the wild 70s Brit fusioneers or Miles). The balance of the core of the originals when weighed against the pair's interpretations is engrossing and striking. Not Tomorrow, should he hear it, will delight Ralph Towner, whose unique posture is well echoed here, and Take 5 departs significantly from the charts while adding a page to the song's immortality…but then, every cut of Sketch is a finely faceted diamond of modern craft and intelligence. [FAME]
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Un duo chitarristico ben integrato può spesso superare un quartetto, tipo il L.A. Guitar Quartet, i cui arrangiamenti frequentemente sono senza lustro o costringono i musicisti a pestarsi i piedi .. ehm .. i frets.
I Bruskers sono un gran duo. Eugenio Polacchini e Matteo Minozzi presentano, a dirlo con le loro stesse autoironiche parole, "nuove idee per un jazz un po’ snob e non convenzionale". Idee che, però, sono tutt'altro che snob, piuttosto fresche ed energiche, giocose ed intelligenti, così come 'non convenzionali' (nel senso di un esteso interplay, di scambi, di cambi di direzione) e leggermente ‘fusion’. In altre parole, tutto quello che vorreste ascoltare mettendo le mani sul L.A. Guitar Quartet, la cui fedeltà agli aspetti 'moribondi' del regno classico tende a soffocare...
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 Un duo chitarristico ben integrato può spesso superare un quartetto, tipo il L.A. Guitar Quartet, i cui arrangiamenti frequentemente sono senza lustro o costringono i musicisti a pestarsi i piedi .. ehm .. i frets.
I Bruskers sono un gran duo. Eugenio Polacchini e Matteo Minozzi presentano, a dirlo con le loro stesse autoironiche parole, "nuove idee per un jazz un po’ snob e non convenzionale". Idee che, però, sono tutt'altro che snob, piuttosto fresche ed energiche, giocose ed intelligenti, così come 'non convenzionali' (nel senso di un esteso interplay, di scambi, di cambi di direzione) e leggermente ‘fusion’. In altre parole, tutto quello che vorreste ascoltare mettendo le mani sul L.A. Guitar Quartet, la cui fedeltà agli aspetti 'moribondi' del regno classico tende a soffocare.
I Bruskers si muovono tra pezzi standard e… non molto standard, oltre ad un brano di Polacchini.
Tra le scelte predominano ritmi latini, così sentiamo l'immortale “Black Orpheus” di Bonfa, il “Besame Mucho” di Velazques, rimbalzando verso lo stile che Al Di Meola ha adottato dopo il periodo con i Return to Forever: viaggiando, in altre parole, verso le musiche del mondo, sebbene ci sia in Guitar Sketch un grado di ingenuità simile a quello che troviamo anche nel lavoro che Al ha fatto con McLaughlin e De Lucia.
Ogni tanto appaiono Kessel ed Herb Ellis, come nel brano "Little piece of C for U", ed ho l'impressione che Polacchini & Minozzi siano per un ascolto eclettico, sento infatti Coryell, Byrd, Catherine, Hall ed altri, anche l'Hot Jazz ("All of Me").
La registrazione di Guitar Sketch è veramente cristallina, ogni singola nota è pura e non distorta, splendente ed effervescente. Ll'approccio dei due è molto vicino a quello delle jam bands, ma con una fine conoscenza che manca però agli stessi, da qui il mio termine di stile "light fusion" (che francamente è più che "leggero", senza essere però come quello selvaggio degli anni '70 britannici o di Miles).
Se consideriamo i brani originali e quelli interpretati, dobbiamo dire che il risultato è avvincente e sorprendente.
"Not Tomorrow" piacerebbe molto a Ralph Towner, il suo stile unico echeggia nell'arrangiamento, "Take 5" si discosta molto dalla tradizione, rinforzando però l'immortalità del brano. Dobbiamo, comunque, considerare ogni brano di Sketch come un bel diamante sfaccettato di arte moderna ed intelligenza." traduzione a cura della redazione di "Fingerpicking.net"
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Stefano Solventi - SentireAscoltare
Due bravi ragazzi per due chitarre e due conflitti che covano, questi ultimi carburante di un disco che altrimenti sarebbe rimasto a metà tra il saggio virtuoso e l'impudente passatempo.
Matteo Minozzi ed Eugenio Polacchini sono due chitarristi, già membri della Lybra Guitar Orchestra diretta da Mauro Bruschi, ensemble di venti elementi allestito dalla Scuola di Musica dell'Unione dei Comuni Modenesi dell'Area Nord...
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Due bravi ragazzi per due chitarre e due conflitti che covano, questi ultimi carburante di un disco che altrimenti sarebbe rimasto a metà tra il saggio virtuoso e l'impudente passatempo.
Matteo Minozzi ed Eugenio Polacchini sono due chitarristi, già membri della Lybra Guitar Orchestra diretta da Mauro Bruschi, ensemble di venti elementi allestito dalla Scuola di Musica dell'Unione dei Comuni Modenesi dell'Area Nord.
Ebbene, il primo conflitto nasce dalle diverse inclinazioni dei due, l'uno più accademico, l'altro più moderno, speziato jazzy da un lato, insolenntio classico dall'altro, l'intesa comunque ne usciva viva e anzi ringalluzzita. Tanto che i due - ed eccoci al secondo conflitto - decidono di portarla fuori dalle auliche stanze delle sale da concerto, per inseguire l'estro dei buskers, sulla strada dei suonatori da strada che li porterà ad esibirsi - apprezzati - un po' in tutta Europa.
Ergo, eccoci al qui presente Guitar Sketch, un brano originale (il trepido Not Tomorrow, scritto da Polacchini, inquietudini minimali e trepidazioni flamenco) e dieci rivisitazioni tra standard jazz (una notevole Blue Bossa, una briosa Take Five) e non solo (una saettante Besame Mucho). E se l'alternativa passasse anche un po' da qui?
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Gianmaria Consiglio - IMIsound
Modenesi, mossi indubbiamente da uno spirito di ricerca, e appartenenti a mondi musicali differenti, classico l’uno, moderno l’altro, rispettivamente Eugenio Polacchini e Matteo Minozzi sono meglio noti come i Bruskers.
Autori di un interessante lavoro intitolato “Guitar Sketch”, si sono cimentati nella rielaborazione, e in alcuni casi, riscrittura di alcuni classici del jazz per sole due chitarre...
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 Modenesi, mossi indubbiamente da uno spirito di ricerca, e appartenenti a mondi musicali differenti, classico l’uno, moderno l’altro, rispettivamente Eugenio Polacchini e Matteo Minozzi sono meglio noti come i Bruskers.
Autori di un interessante lavoro intitolato “Guitar Sketch”, si sono cimentati nella rielaborazione, e in alcuni casi, riscrittura di alcuni classici del jazz per sole due chitarre.
Lo stile che ne scaturisce è virtuosistico, ma mai invasivo, mai circense, mai saturo, come spesso invece può accadere quando ci si addentra in un territorio così aperto alla libera improvvisazione.
Polacchini e Minozzi infatti sanno creare sapienti intrecci contrappuntistici senza mai prevalere l’uno sull’altro e riuscendo a non rompere il sottile equilibrio scaturito da una visione d’insieme, che da un lato rispetta ed evidenzia quasi alla lettera la struttura dei brani originari, dall’altro rielabora con uno stile personale, quasi da marchio di fabbrica, senza mai calcare troppo la mano.
Così avviene che un brano per grande orchestra come “Caravan” di Duke Ellington diventi ritmicamente più quadrato variegato e saltellante, e complessivamente più essenziale; allo stesso modo un classico come “All of Me” si sviluppa in una sapiente alternanza di vuoti e pieni, pause e contrappunti, perdendo il caratteristico andamento swing, vestendosi invece di un carattere multisfaccettato e arricchendosi di momenti che ne valorizzano un lato malinconico raramente messo in risalto in versioni precedenti; mentre il celebre “Blue Bossa” di Kenny Dorham diventa qui più che altro una samba ricostruita su un fraseggio suonato con note stoppate, con un senso di sospensione, tensione e rilascio.
E ancora la Take Five di Dave Brubeck qui sembra quasi sospesa nel vuoto e ancora più ossessiva e ipnotica; l’omaggio al compianto trombettista Clifford Brown, “I Remember Clifford” firmato da Benny Golson torna alla sua essenza malinconica e guadagna una vena pop assolutamente inedita. Entusiasmante è la rilettura di “A Night In Tunisia” di Dizzy Gillespie; originalissimi gli intermezzi che aprono e sviluppano il tema di “Black Orpheus”; toccanti “Besame Mucho” e “Nature Boy”. La ciliegina sulla torta è “Not Tomorrow”, un brano misterioso, inquieto e spagnoleggiante, firmato da Eugenio Polacchini.
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(Translation by Tony Lawson) Originally from Modena, undoubtedly moved by a common spirit of research, each belonging to a different musical world: one classical and the other modern, Eugenio Polacchini and Matteo Minozzi are better known as the Bruskers.
Authors of an interesting album, entitled “Guitar Sketch”, they have adventured into the re-visiting and at times re-elaborating of a number of jazz classics for two guitars...
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 (Translation by Tony Lawson) Originally from Modena, undoubtedly moved by a common spirit of research, each belonging to a different musical world: one classical and the other modern, Eugenio Polacchini and Matteo Minozzi are better known as the Bruskers.
Authors of an interesting album, entitled “Guitar Sketch”, they have adventured into the re-visiting and at times re-elaborating of a number of jazz classics for two guitars.
The resulting style is virtuosic, but never invasive, never circus-like, never saturated as so often happens on entering a territory so open to free interpretation.
Polacchini and Minozzi succeed in creating an erudite contrapuntal interlacing without predominating and without breaking the delicate balance that arises from a common vision which on the one hand respects and underlines almost emphatically the structure of the original track and on the other hand re-elaborates it in a very personal manner, almost a trademark one could say, without ever overdoing it.
In this way a track designed for a full orchestra such as Duke Ellington’s “Caravan” becomes rhythmically more regular, more variegated and more jumpy and, all in all, more essential; in the same way a classic like “All of Me” develops in a skilful interplay of emptiness and fullness, pauses and counterpoints, losing its characteristic swing progression and taking on instead a multifaceted character enriched by moments that enhance a melancholy seldom seen in previous renderings; while Kenny Dorham’s renowned “Blue Bossa” becomes a kind of samba rebuilt on a rif of stopped notes with a sense of suspense, tension and release.
Moving on, the revised version of Dave Brubeck’s “Take Five” seems to be almost suspended in a vacuum and even more obsessive and hypnotic than ever; the homage to the late trombone player Clifford Brown in Benny Golson’s “I Remember Clifford” returns to its melancholic origins while gaining an original pop interpretation. Highly arousing is the new interpretation of Dizzy Gillespie’s “A Night in Tunisia”; most original the intervals that open and close the theme of “Black Orpheus”; delicately touching “Besame Mucho” and “Nature Boy”. The icing on the cake is “Not Tomorrow”, a mysterious track, restless and Hispanic, by Eugenio Polacchini.
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(Traducción de Nunzia Celeste) Modeneses, guiados por un gran espíritu de estudio, pertenecientes a mundos musicales diferentes ,clásico uno, moderno el otro, respectivamente ellos son Eugenio Polacchini y Matteo Minozzi conocidos como los Bruskers.
Autores de un interesante trabajo cuyo título es “Guitar Sketch”, se han destacado en la reelaboración, y en algunos casos en la reescritura de algunos clásicos del jazz para sólo dos guitarras...
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 (Traducción de Nunzia Celeste) Modeneses, guiados por un gran espíritu de estudio, pertenecientes a mundos musicales diferentes ,clásico uno, moderno el otro, respectivamente ellos son Eugenio Polacchini y Matteo Minozzi conocidos como los Bruskers.
Autores de un interesante trabajo cuyo título es “Guitar Sketch”, se han destacado en la reelaboración, y en algunos casos en la reescritura de algunos clásicos del jazz para sólo dos guitarras.
El estilo que deriva es virtuosístico, pero no invasivo, ni seductor ni saturado, como a menudo puede ocurrir cuando se incursiona en un territorio tan vasto y de fácil acceso a la improvisación.
Polacchini y Minozzi en realidad saben crear con sabiduría mezclas contrapuntísticas sin permitir nunca que uno predomine sobre el otro y logrando no romper el sutil equilibrio que se refleja como consecuencia de una visión de grupo, que por un lado respeta y pone en evidencia casi a la letra la estructura de las piezas originales, y por el otro reelabora con un estilo personalizado, casi como con marca de fábrica, sin nunca calcar demasiado la mano.
Ocurre de esta manera que una pieza para una gran orquesta como “Caravan” de Duke Ellington se transforme rítmicamente en una más variegada y movida , y en su totalidad más esencial; de la misma manera un clásico como “All for Me” se transforma en un hábil alternancia de vacíos y llenos, pausas y contrapuntos, perdiendo el andamiento swing que lo caracteriza, vistiéndose en vez de un carácter polifacético y enriqueciéndose de momentos que resaltan el lado melancólico, raramente vistos en las versiones precedentes; mientras la célebre “Blue Bossa” de Kenny Dorham se transforma aquí en una samba reconstruida, a partir de un fraseo tocado con notas bloqueadas que dan un sentido de suspesión, tensión y relajamiento.
Y todavía la Take Five de Dave Brubeck aquí parece como si estuviera suspendida en el vacío y más obsesiva e hipnótica; el homenaje al difunto trompetista Clifford Brown, “I remember Clifford”
firmado por Benny Golson vuelve a su esencia melancólica y gana una vena pop absolutamente inédita. Estusiasmante es la relectura de “A night In Tunisia” de Dizzy Gillespie; originalísimos son los intermedios que abren y desarrollan el tema de “Black Orpheus”; tocantes “Bésame Mucho” y “Nature Boy”. La guinda de la tarta es “Not Tomorrow”, una pieza misteriosa, inquieta ,de ritmo hispano, firmado por Eugenio Polacchini.
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(Traduit par Nadine Bombillon) Italiens originaires de la ville de Modène, inspirés par un esprit commun de recherche et tous deux appartenant à des mondes musicaux différents: l’un classique et l’autre moderne, Eugenio Polacchini et Matteo Minozzi sont plus connus sous le pseudonyme de Bruskers. Auteurs d’un album intéressant intitulé “Guitar Sketch”, ils se sont aventurés dans la revisitation et parfois même la réécriture d’un certain nombre de classiques du jazz pour deux guitares...
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 (Traduit par Nadine Bombillon) Italiens originaires de la ville de Modène, inspirés par un esprit commun de recherche et tous deux appartenant à des mondes musicaux différents: l’un classique et l’autre moderne, Eugenio Polacchini et Matteo Minozzi sont plus connus sous le pseudonyme de Bruskers.
Auteurs d’un album intéressant intitulé “Guitar Sketch”, ils se sont aventurés dans la revisitation et parfois même la réécriture d’un certain nombre de classiques du jazz pour deux guitares.
Il en résulte un style de virtuose qui n’est jamais envahissant ou dans le style de l’école de cirque, ni trop chargé non plus comme il arrive souvent lorsque le territoire que l’on pénètre est ainsi ouvert à la libre interprétation.
Polacchini et Minozzi réussissent en effet à créer un entrelacement contrapuntique savant sans que l’un ne prime sur l’autre et sans rompre le délicat équilibre émanant d’une vision d’ensemble qui, d’un côté respecte et souligne, presque à la lettre, la structure du morceau musical originel et de l’autre réélabore dans un style personnel, quasi une marque de fabrique si l’on peut dire, sans jamais exagérer.
Voilà pourquoi un morceau pour orchestre comme “Caravan” de Duke Ellington acquiert un rythme plus régulier, plus capricant et bigarré, plus essentiel enfin. De la même manière, un classique comme “All of Me” évolue dans une alternance savante de vides et de pleins, de pauses et contrepoints. Et s’il perd, de son swing caractéristique, il récupère en revanche, un caractère à l’aspect multi facettes, enrichi par des moments qui valorisent son penchant mélancolique que les versions précédentes ont rarement mis en évidence. Le célèbre “Blue Bossa” de Kenny Dorham devient, quant à lui, une espèce de samba reconstruite sur un phrasé de notes étouffées libérant un sentiment de suspension, tension et relâchement.
Et puis il y a Take Five la composition de Dave Brubeck qui apparaît comme suspendue dans le vide, plus obsessive et hypnotique que jamais ; l’hommage au regretté trompettiste Clifford Brown dans “I Remember Clifford” de Benny Golson permet un retour à des origines mélancoliques tout en acquérant une veine pop absolument inédite ; et que dire de la superbe revisitation de “A Night In Tunisia” de Dizzy Gillespie, de l’originalité des intermèdes qui ouvrent et développent le thème de “Black Orpheus” ou de “Besame Mucho” et “Nature Boy” deux compositions émouvantes. Pour finir en beauté, Eugenio Polacchini signe “Not Tomorrow”, un morceau mystérieux, tourmenté au caractère hispanique.
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Francesco Boni - bass player
Normalmente quando sono alla ricerca di un disco spesso mi lascio consigliare dalla copertina e dai titoli sul retro del cd.
Graficamente Guitar Sketch mi piace molto, riporta ad uno stile pop sobrio e senza tempo usato molto negli anni 80 che lascia intravedere il monumentale inno alla chitarra che è poi contenuto sul cd...
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Normalmente quando sono alla ricerca di un disco spesso mi lascio consigliare dalla copertina e dai titoli sul retro del cd.
Graficamente Guitar Sketch mi piace molto, riporta ad uno stile pop sobrio e senza tempo usato molto negli anni 80 che lascia intravedere il monumentale inno alla chitarra che è poi contenuto sul cd. I titoli riportano brani tratti da un repertorio jazzistico smisurato che va da Gillespie a Petrucciani. Ma non è il jazz la chiave di lettura di questo cd…il jazz è improvvisazione !
I Bruskers invece puntano all’arrangiamento dei brani calcolando con precisione ogni stacco e ogni ritmica, allontanandosi dal jazz per dedicarsi ad uno stile più personale che attinge da vari repertori; dal classico al flamenco al POPolare.
A tratti mi ricordano un progetto di R.Fripp chiamato THE LEAGUE OF CRAFTY GUITARISTS. Il disco è compatto e ben registrato. Impeccabile la capacità tecnica di Eugenio e Matteo negli intrecci dinamici con le chitarre. Ho apprezzato molto la presenza di almeno un brano originale (Not tomorrow), anche perché secondo me questa è la strada giusta per il futuro.
Tra i brani che preferisco di questo cd: A night in tunisia, Black Orpheus, e Nature boy.
Bravi BRUSKERS, un bel cd...una piacevole sorpresa!
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